Oggi è la festa della mamma, ieri era la festa del papà, l'altro ieri quella dei nonni e poi s'inventeranno quella degli zii, dei nipoti e persino quella delle badanti. Poi c'è il Natale con il classico Babbo col sacco, poi arriva la vecchietta il 6 gennaio con altri regali, poi c'è la Pasqua con le sue uova di cioccolato e se unite le varie feste padronali di ogni città grande o piccola che sia ci si rende conto che crisi o non crisi restiamo il grande paese delle feste e dei regali. Poi magari qualcuno mi spiegherà ad esempio perché dei propri defunti occorre ricordarsi solo il 2 novembre Ascolto asserire che andrebbero ricordati "almeno" il 2 novembre e qualche altro è convinto che andare al cimitero è solo una perdita di tempo. Punti di vista. Tornando alle feste dette "commerciali" quella che più mi fa impazzire è quella del 14 febbraio. Personalmente l'ho sempre ignorata pur amando alla follia la mia dolce metà ritenendo che non dovesse essere la Perugina a farmi ricordare di volerle bene. Insomma non riconosco le feste "a comando" o se preferite gli auguri imposti dal commercio. Come figlio del dopoguerra i regali me li portava solo la Befana mentre Babbo Natale era solo una idea americana che negli anni '50 non aveva oltrepassato ancora l'oceano. Durante l'intero anno arrivava solo la vecchietta del 6 gennaio, l'onomastico o il compleanno veniva festeggiato al massimo con una fetta di torta.. Oggi che i ragazzi hanno regali tutti i giorni mi chiedo che senso abbia far esistere ancora la vecchietta e il Babbo americano. A chi oggi ha la fortuna di godere della presenza della mamma l'invito ad evitare la classica rosa, basterà un bacio o un saluto se distanti con la promessa di essere magari più presenti nel corso dell'anno con qualche patema in meno. Sarà certamente più gradito.

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