sabato 26 aprile 2014


FIASE - Un rosso che spaventa. Surreale cronaca di un immaginario accordo.

Nel silenzioso salone tra il thè offerto alle amiche della gentil consorte e il cognac versato ai loro riveriti mariti dal proprietario della Maison era stato da poco limato l’accordo e deciso nomi ed incarichi da distribuire. Colui designato dai convenuti all’unanimità quale futuro presidente aveva già dato disposizione ai domestici di servire champagne per un brindisi augurale mentre tutti i presenti di sesso maschile si stringevano calorosamente le mani a sancire un patto che nessun voto successivo da parte del pagante popolo dei tesserati avrebbe mai potuto mutare. La felicità regnava incontrastata tanto che la moglie del futuro presidente fresca dell’ennesimo ritocchino plastico in abito stile Violetta Valery con i suoi centocinque chili andò a tuffarsi in segno di giubilo sul magnifico buffet preparato all’istante Si erano unite le anime politiche più forti e radunati i capitali più corposi affinché nulla e nessuno avesse mai potuto modificare quanto deciso in quel luogo. Dopo le coppe alzate in un “libiamo” verdiano giunse il momento del telefono, anzi dei lussuosi cellulari ultimo modello che, anche se tecnologicamente troppo innovativi considerata l’età dei loro proprietari, iniziarono a funzionare. Ben presto quel salone divenne peggio della Torre di Babele, tanto che ”donna Violetta” decise di traslocare seguita dallo stuolo frusciante delle amiche nel grande giardino che si estendeva per chilometri davanti alla maison. Su un grande pannello raffigurante le regioni italiche fu apposta una bandierina di colore nero o verde ad indicare le intenzioni di voto favorevoli o da contrari sulla scorta delle telefonate che pervenivano. Con il trascorrere delle ore su quel pannello il colore verde-dollaro andò a sostituire lo sfavorevole nero. Il fax catapultò come saette le deleghe di voto raccolte dai vari emissari del Principe, pardon, futuro Presidente. Tutto era andato secondo i piani prestabiliti, senza alcun intoppo. Sì, d’accordo si sarebbe dovuto svolgere quella pantomima delle votazioni pubbliche ma si sapeva bene che sarebbe stato tutto un pro-forma  Ci fu qualcuno che al momento della certezza matematica della schiacciante vittoria ottenuta sulla scorta delle migliaia deleghe pervenute non fu capace di resistere dall’andare ad indossare la giacca di consigliere fresca di lavanderia con lo stemma  cucito sul taschino pavoneggiandosi come il miglior indossatore. L’apertura della porta del salone, un cameriere in alta uniforme con vassoio tra le mani fu visto da tutti come una inopportuna intrusione. Su quel vassoio, ovviamente d’argento, era poggiato un plico che il futuro presidente e padrone della maison raccolse e lesse. Nulla di buono su quel foglio perché tutti gli astanti videro il  futuro presidente impallidire con un leggero tremito nelle mani. Un tremore che colpì tutti gli altri quando furono messi a conoscenza del contenuto del foglio. C’erano stati alcuni sfaccendati che avevano avuto l’ardire di costituire su Internet un’associazione con la ferma intenzione di esprimere le loro opinioni e essere propositivi per modificare quanto a loro giudizio fosse necessario per un migliore funzionamento della loro disciplina  sportiva.. Qualcuno fu colto da conati di vomito, qualche altro ebbe necessità di correre al gabinetto dimenticando di avere il pannolone, altri ancora credendo di avere il pannolone videro i loro calzini bagnarsi. Tutto questo mentre in giardino, le signore  ignare di quanto stava accadendo, conversavano amabilmente.. Avvertite però dell’infausta e imprevedibile notizia si catapultarono nel salone e la cosa provocò per alcune di loro il ricorso rapido all’ortopedico per ricostruzioni di ossa varie. Quelle che riuscirono a mantenersi in piedi si avventarono sui rispettivi coniugi per mordere di rabbia le loro mani. Nessuna di loro ricordò però in quegli attimi di aver messo poco “polident” e finirono per osservare le rispettive dentiere partire a razzo per stringere quelle mani a  tipo sandwich. In breve anche il fax riprese a funzionare portando l’annullo di deleghe appena concesse accompagnate da frasi in verità poco eleganti che si evitò di pronunciare per rispetto di quelle signore che nel frattempo avevano faticosamente riconquistato le proprie dentiere. Una disfatta dalle proporzioni gigantesche, tutto per colpa di chi si era inventato quell’associazione ai cui fondatori i presenti nel salone, pannoloni e dentiere in prima linea, augurarono il peggio senza sapere però che i promotori di quella rivoluzionaria associazione da settimane camminavano con entrambe le mani ben raccolte sui preziosi gioielli di famiglia. 

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