Nel silenzioso salone tra il thè offerto
alle amiche della gentil consorte e il cognac versato ai loro riveriti mariti dal
proprietario della Maison era stato da poco limato l’accordo e deciso nomi ed
incarichi da distribuire. Colui designato dai convenuti all’unanimità quale
futuro presidente aveva già dato disposizione ai domestici di servire champagne
per un brindisi augurale mentre tutti i presenti di sesso maschile si stringevano
calorosamente le mani a sancire un patto che nessun voto successivo da parte
del pagante popolo dei tesserati avrebbe mai potuto mutare. La felicità regnava
incontrastata tanto che la moglie del futuro presidente fresca dell’ennesimo
ritocchino plastico in abito stile Violetta Valery con i suoi centocinque chili
andò a tuffarsi in segno di giubilo sul magnifico buffet preparato all’istante Si
erano unite le anime politiche più forti e radunati i capitali più corposi
affinché nulla e nessuno avesse mai potuto modificare quanto deciso in quel
luogo. Dopo le coppe alzate in un “libiamo” verdiano giunse il momento del
telefono, anzi dei lussuosi cellulari ultimo modello che, anche se
tecnologicamente troppo innovativi considerata l’età dei loro proprietari,
iniziarono a funzionare. Ben presto quel salone divenne peggio della Torre di
Babele, tanto che ”donna Violetta” decise di traslocare seguita dallo stuolo
frusciante delle amiche nel grande giardino che si estendeva per chilometri
davanti alla maison. Su un grande pannello raffigurante le regioni italiche fu apposta
una bandierina di colore nero o verde ad indicare le intenzioni di voto
favorevoli o da contrari sulla scorta delle telefonate che pervenivano. Con il
trascorrere delle ore su quel pannello il colore verde-dollaro andò a
sostituire lo sfavorevole nero. Il fax catapultò come saette le deleghe di voto
raccolte dai vari emissari del Principe, pardon, futuro Presidente. Tutto era
andato secondo i piani prestabiliti, senza alcun intoppo. Sì, d’accordo si
sarebbe dovuto svolgere quella pantomima delle votazioni pubbliche ma si sapeva
bene che sarebbe stato tutto un pro-forma Ci fu qualcuno che al momento della certezza
matematica della schiacciante vittoria ottenuta sulla scorta delle migliaia
deleghe pervenute non fu capace di resistere dall’andare ad indossare la giacca
di consigliere fresca di lavanderia con lo stemma cucito sul taschino pavoneggiandosi come il
miglior indossatore. L’apertura della porta del salone, un cameriere in alta
uniforme con vassoio tra le mani fu visto da tutti come una inopportuna
intrusione. Su quel vassoio, ovviamente d’argento, era poggiato un plico che il
futuro presidente e padrone della maison raccolse e lesse. Nulla di buono su
quel foglio perché tutti gli astanti videro il futuro presidente impallidire con un leggero
tremito nelle mani. Un tremore che colpì tutti gli altri quando furono messi a
conoscenza del contenuto del foglio. C’erano stati alcuni sfaccendati che
avevano avuto l’ardire di costituire su Internet un’associazione con la ferma
intenzione di esprimere le loro opinioni e essere propositivi per modificare
quanto a loro giudizio fosse necessario per un migliore funzionamento della
loro disciplina sportiva.. Qualcuno fu
colto da conati di vomito, qualche altro ebbe necessità di correre al gabinetto
dimenticando di avere il pannolone, altri ancora credendo di avere il pannolone
videro i loro calzini bagnarsi. Tutto questo mentre in giardino, le signore ignare di quanto stava accadendo, conversavano
amabilmente.. Avvertite però dell’infausta e imprevedibile notizia si
catapultarono nel salone e la cosa provocò per alcune di loro il ricorso rapido
all’ortopedico per ricostruzioni di ossa varie. Quelle che riuscirono a
mantenersi in piedi si avventarono sui rispettivi coniugi per mordere di rabbia
le loro mani. Nessuna di loro ricordò però in quegli attimi di aver messo poco “polident”
e finirono per osservare le rispettive dentiere partire a razzo per stringere quelle
mani a tipo sandwich. In breve anche il
fax riprese a funzionare portando l’annullo di deleghe appena concesse
accompagnate da frasi in verità poco eleganti che si evitò di pronunciare per
rispetto di quelle signore che nel frattempo avevano faticosamente riconquistato
le proprie dentiere. Una disfatta dalle proporzioni gigantesche, tutto per
colpa di chi si era inventato quell’associazione ai cui fondatori i presenti
nel salone, pannoloni e dentiere in prima linea, augurarono il peggio senza
sapere però che i promotori di quella rivoluzionaria associazione da settimane camminavano
con entrambe le mani ben raccolte sui preziosi gioielli di famiglia.

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