Ero in metropolitana e notavo restando in piedi un vagone composto esclusivamente da persone che dialogavano con il loro telefonino. Sguardi ipnotizzati sui modelli più disparati e innovativi offerti dal mercato in un silenzio quasi irreale. Nessun bisbiglio, nessun tipo di dialogo tra i viaggiatori presenti e nemmeno una voce infantile piagnucolante. Questa visione per molti aspetti sconcertante mi spinse a riflettere sulla solitudine che sempre in misura maggiore affligge l'essere umano. Siamo soli ma vogliamo fortemente essere soli rifiutando qualsiasi tipo di contatto umano con persone sconosciute evitando se possibile anche di fermarci ad offrire una informazione stradale richiesta. Ci si bea troppo spesso nella solitudine. Se siamo a casa trascorriamo ore davanti al computer o al televisore oppure ci arrocchiamo alle pagine di un libro o di un giornale, tutto tranne che cercare un dialogo. Diventiamo asociali, veniamo definiti spesso degli orsi ma la cosa non ci rattrista e non ci scuote. Se qualcuno prova a distoglierci dalla nostra solitudine mostriamo insofferenza così come se un familiare prova a chiederci aiuto in casa. Eppure il dialogo ha permesso a varie generazioni di creare legami stabili seppur nati casualmente. Ha permesso di scoprire e approfondire comuni interessi non attraverso una webcam ma guardandosi da vicino facendo quei "quattro passi" insieme che permettevano una naturale attività fisica non obbligata ad una palestra. Molti studiosi asseriscono che l'incomunicabilità che oggi regna in tante famiglie scatena seri problemi spesso scoperti da chi di dovere troppo tardi per porvi rimedio. Questo dovrebbe far riflettere tanti. Io ci sto provando.

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